Sono le 7:15: due figli corrono sul divano dove ti sei rifugiato quando la casa era ancora silenziosa. Urlano Papàaaaaa, prendono un libro di Richard Scarry e si siedono.
Tre ometti con le gambe parallele siedono silenziosi illuminati dalla luce dell’alba che entra prepotente dalla portafinestra. Un libro e un MacBook Pro.
Li guardi, li adori, li rimproveri perché litigano. La testa ti ronza di sonno interrotto ed è tutta per loro.
Eri sveglio dalle 6:15, loro dalle 6:20: fanno 5 minuti di tranquillità. Non importa. Li ami.
Questo post è per loro, riscritto due volte dopo che una tenera manina schiantata sulla tastiera ha cancellato le prime righe.
Domattina provo a svegliarmi alle 5.
L’orologio interno dei bambini ha la sveglia sempre qualche minuto prima di quella che stai impostando, e comunque è bello lo stesso.
Non so voi, ma io alle scuole medie ho fatto un corso di sopravvivenza di tre anni. Al Duca D’Aosta (questo il nome) non si studiavano le materie convenzionali, nè si seguivano i programmi ministeriali perchè si pensava solo a riportare la pelle a casa.
C’erano sei ripetenti in classe, dove il più grande aveva 17 anni. Il primo problema era in casa. Avendo una madre che era la brutta copia di Madame Bovary, il mio guardaroba non aveva ancora conosciuto la rivoluzione industriale del 1800 e quindi si trovavano pantaloni in fustagno, di velluto a costine, mocassini, camicettine a maniche corte, cardigan e gilet. Vestito così, pure il vigile all’incrocio, vedendomi arrivare era indeciso se prendermi per il culo o prendermi per il culo e portarmi in centrale.
In classe, dicevano i prof., che non si era attenti. Al contrario. Si viveva come i vietcong nella giungla. Sempre all’erta ed in tensione. A casaccio poteva arrivarti un cancellino addosso, uno zaino invicta pieno di libri, tirato fortissimissimo in aria, con la tecnica del ‘ndocojo cojo o il libro di religione. Il momento più pericoloso però, era nell’ora di ginnastica.
Nello spogliatoio, di solito, ti prendevano le scarpe e te le tiravano nel cesso. E fin lì era anche simpatica come cosa, perchè a volte, nel cesso, ci finivi tu insieme alle scarpe. L’ora di educazione fisica era un misto tra il corso dei marines ed il giorno d’inizio saldi. Spinte, sgambetti, entrate in scivolata, calci, colletti. Il tutto sotto lo sguardo vigile del prof che leggeva la Gazzetta dello Sport.
Questo per tre anni. Lunghissimi. Prima d’iscrivermi alle scuole superiori, prevenuto, diedi fuoco al guardaroba, scrissi ai servizi sociali per chiedere l’affidamento di mia madre ed iniziai a mettere i soldi da parte per l’analisi.
una lezione di fisica facile facile da seguire (via)Naaah, sono le istruzioni dell’Unico 2008.
Eh, avevo un professore di meccanica razionale che faceva lezione cosi’. Perfino fisicamente gli assomigliava un po’. Da qualche parte devo avere ancora gli appunti. Credo sistemati in cantina, grazie al noleggio di un muletto. Di meccanica razionale ovviamente non ricordo nulla. Non che me ne dispiaccia, pero’ un rimpianto mi e’ rimasto. Non ho mai chiesto l’invalidita’ parziale per i crampi ricorrenti al polso destro che ancora oggi mi tormentano.
Nel 1953 Robert Rauschenberg espose un disegno di Willem de Kooning cancellato. Sul foglio rimase un’ombra, un fantasma delle (in)forme che furono. Pare che il giovane Bob portò una bottiglia di liquore per farsi coraggio quando andò dal vecchio Willem con la bizzarra richiesta (“Mi regaleresti un’opera? Vorrei cancellarla…”) Quest’ultimo acconsentì, ma decise di rendergli la vita difficile, scegliendo con calma un disegno che amava molto. In modo che fosse “difficile da cancellare.” In “An American Master” di de Kooning, la scena viene raccontata nella sua interezza. E su youtube c’è un’intervista a Rauschenberg. (via valentina tanni, edt, minimamentadattato!)
Bossi: «Sono la pecorella smarrita, ecco perché i vescovi mi vogliono incontrare»
Già. E se invece gli inviassero due pastori romeni?
The South Korean artist Hyungkoo Lee practices “pop palaeontology” — he makes the skeletons of cartoon characters. Seen here, Donald Duck, Huey, Dewey and Louie. There’s also Wile E. Coyote and the Road Runner, among others. At the moment his creatures are on exhibition at the Naturhistorisches Museum in Basel, Switzerlandhehehe… non so, c’è qualcosa che…
Mmm, ci potrei pure passare, da Basilea…